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- marileda -
 

Pensieri. Come lastre di ghiaccio scioltesi al sole della mia incoerenza. Trafiggendomi di parole vuote e sogni esanimi ti cerco, in questo addio infinito.

Potrei dire che sia un gioco. Solo un gioco. Il tuo ricordo. E invece conto i giorni dalla separazione, pronta ad attendere il morso di una nuova bocca, sulla mela abbandonata. La lasciai rotolare stupidamente sul selciato, allora. Non dissi nulla. Mi limitai a mormorare ”...amici”. E la vita continuò a scorrere senza quel pensiero stupendo, nato un poco strisciando.

brillo. Mi accendo. Faccio fumo
Soddisfo per qualche minuto.
Dal fondo del posacenere guardo il mondo, e mi domando se tu, davvero, stia meglio rispetto a me, adesso.

Sciacquo sentimenti, stiro due ricordi, piego sensazioni riponendole ordinatamente in uno scatolo.
Il cambio di stagione emozionale è più faticoso del previsto.
E non voglio neanche immaginare cosa mi costerà riparare quella maledettissima crepa che continua a rilasciare umidità dagli occhi…

Caro Xxxxx,
Io non so quale idea strana riesca a farsi la gente.
Io so solo che ci provo ad essere me stessa.

Non ho mai venduto l’immagine della vincente a tutti i costi o della technochic sofisticata.
Mi sento la ragazzotta del Sud in sovrappeso con la valigia di cartone e l’abbigliamento casual (pure troppo), in mezzo a diecimila strafighe simpatiche (sempre), belle naturali (sempre), simpatiche e maledettamente perfette (sempre).

Lo capisco dal modo in cui mi fisso i pollici da sette giorni.
Quanto sarà tamarra la decorazione con il gel e lo strass? La tolgo? La lascio? Penseranno di me che sono una provincialotta insulsa e volgare? E, se me la tolgo, quanto avrò deluso me stessa azzerando i miei gusti personali sull’ara comunitaria del senso estetico?

E questo è il mio mondo. Fatto di cretinate varie&eventuali. E rotolini di ciccia. E brufoli infami come Achei a spuntare dal cavallo di Troia, all’improvviso. Andando a braccetto con le mie costanti crisi di panico e mani tremanti e sudorini freddi e dislessie nervose.

Ti bacio. Di un bacio dolce e sereno. Semplice e rilassato. Un po’ asettico. Di quelli che solo nelle mail.

Tua M.

ho sempre creduto che quando si perde qualcosa (o qualcuno), finisse tutto in energia pura. Come accade per il fuoco che trasmuta in entropia. Tutto si trasforma, nulla si distrugge. Ma un ricordo, quando scompare, cosa diventa?

Strappare una pagina dall’elenco telefonico, non ne rende la lettura meno interessante. Ammortizzi economicamente l’impatto emozionale, ed il totale della bolletta, a fine mese ti farà capire di aver fatto la scelta giusta.

Mi innamorai di te, non della tua matematica.
Tuo era il mistero e tua l’arte dell’inganno. Ché l’alchimia era carne, e sudore e gemito.
Non parafrasi numerica.
Nelle mani, ancora, ferma, la polvere di quel tranello.
Il prestigio di un calcolo perfetto. Solo tuo.

Vorrei solo sapere, se è lecito, quali tragitti compie questo ’‘amore’’. Dove inizia, dove finisce e se, di grazia, sono contemplati i sacchetti di carta durante viaggio per quelle come me, troppo sensibili alle turbolenze emotive…

mille e mille ancora gli sconosciuti sguardi che ci separano. Mille e mille ancora le strade che ci confondono. Quattromila buoni motivi-dunque- per raccontarci che è finita.

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